Lapide di Gian Giacomo Mora, conservata nella corte ducale al castello sforzesco. Era collocata vicino alla colonna infame milanese, famosa grazie al Manzoni.
L'iscrizione recita, in italiano:
"qui dove si apre questo spiazzo sorgeva un tempo la bottega di barbiere di Gian Giacomo Mora che, con la complicità di Guglielmo Piazza, commissario di pubblica sanità, e di altri scellerati, nell'infuriare più atroce della peste aspergendo qua e là unguenti mortali procurò atroce fine a molte persone.
Entrambi giudicati nemici della patria il senato decretò che issati su un carro e dapprima morsi con tenaglie roventi e amputati della mano destra
avessero poi rotte le ossa con la ruota e intrecciati alla ruota fossero, trascorse sei ore, scannati, quindi inceneriti
e perchè nulla restasse di uomini cosi' delittuosi stabilì la confisca dei beni
Le ceneri disperse nel fiume
a perenne memoria dei fatti lo stato comandò che questa casa, officina del delitto, venisse rasa al suolo col divieto di mai ricostruirla e che si ergesse una colonna da chiamarsi infame.
Gira al largo di qua buon cittadino se non vuoi da questo triste suolo infame essere contaminato.
1630 alle calende di agosto."
